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Europa Verde sull’aumento delle bollette Acqualatina e la questione siccità: due facce della stessa medaglia ma nessuno le mette in relazione

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Nei giorni scorsi, la maggioranza dei Sindaci (Latina, Castelforte, Fondi, Formia, Gaeta, Minturno, Lenola, Maenza, Priverno, San Felice, SS Cosma e Ventotene) con l’assenza di molti comuni tra cui quello di peso di Aprilia, con pochi contrari (Bassiano, Sezze, Cisterna, Pontinia, Sermoneta, Cori e Amaseno) e qualche pavido astenuto (Terracina, Norma, Sonnino e Campodimele), ha deciso, nella relativa Conferenza, di deliberare sull’aumento della bolletta idrica stabilito nella deliberazione 639/2021 dell’ARERA (Autorità di regolazione per energia reti e ambiente). Un aumento davvero difficile da digerire per famiglie ed imprese alle prese con una pesante crisi economica ed in presenza di una dispersione idrica nell’ATO4 di oltre il 70%, nonostante le motivazioni alla base di questo aumento e relative al rincaro dei costi energetici (5 milioni di euro per il recupero dell’energia elettrica riferita all’anno 2021, alla elevata morosità (oltre 16,7 milioni di euro nel periodo 2016-2021), ai canoni da corrispondere ai Consorzi di Bonifica (13 milioni di euro) e per sentenze favorevoli ai gestori (7,5 milioni di euro per nuove regole fissate dall’Autorità con la deliberazione n.639/2021) per un totale di costi aggiuntivi pari a 42,2 milioni di euro.

La prima considerazione da fare è che vista la altissima dispersione idrica nella rete gestita da Acqualatina, l’aumento dei costi dell’energia elettrica, serve, paradossalmente, a pompare acqua che poi si perde, e questi costi impattano pesantemente sulle tasche degli utenti finali. Se le perdite di rete fossero allineate alla media nazionale (42%, Istat 2018), il risparmio energetico sarebbe pari a 4/5 milioni di euro all’anno e con questa ipotesi di risparmio si potrebbero fare ulteriori investimenti sulle condotte, innescando un circolo virtuoso. Dai dati di Ecosistema Urbano 2021 di Legambiente Terracina, il problema della dispersione della rete idrica con un valore del 73% (58% perdite fisiche +15% perdite amministrative a livello ATO – Rapporto Informativo Acqualatina 2020) evidenzia una situazione di degrado della rete da allarme rosso che richiede finanziamenti ingenti che non possono essere sostenuti con la tariffazione del servizio, ma richiedono un intervento pubblico. Ricordiamo, a riguardo, che dal 2014 al 2020 si è già registrato un incremento davvero significativo di oltre il 20%della Tariffa del servizio idrico integrato (acqua, fognatura, depurazione). E tutto questo mentre l’Assemblea dei Soci ha approvato, nei giorni scorsi, il Bilancio 2021 di Acqualatina, che chiude con un utile di 9,3 milioni di euro, confermando il trend positivo della Società dal punto di vista economico, considerando che gli UTILI del 2021 sono circa 17 VOLTE gli utili del 2011 e che dal 2011 al 2021 la Società ha prodotti utili per oltre 98 milioni di euro. L’utile d’esercizio 2021, per decisione del Consiglio di Amministrazione, verrà però posto a riserva per poter coprire gli effetti dei rincari e sostenere gli investimenti, mentre dal PNRR arriveranno altri 50 milioni di euro per progetti di ammodernamento delle infrastrutture. Il livello di investimento programmato nell’ ATO4 (dati ARERA) è invece di  molto inferiore alla media nazionale e questo non può essere giustificato unicamente dal fatto che sulla capacità di investimento impatta anche una elevata morosità con un Unpaid Ratio a 24 mesi che al 31.12.2018 è del 12,9% contro una media per il Centro Italia del 3,8%.

Purtroppo il Sindaco di Terracina si è astenuto nel voto sulle tariffe, preferendo non prendere parte alla contesa, senza evidenziare però tutte le problematiche legate al ciclo dell’acqua e alla necessità di mettere in cantiere urgenti piani di investimento. Terracina (in parte) è interessata da lavori importanti relativi alla sostituzione della condotta adduttrice di Sardellane, per un importo pari a circa 12 milioni di euro, di cui 8 finanziati dal PNRR e 4 inseriti nel Piano degli investimenti dell’ATO4. Lavori che dovrebbero portare ad un recupero del 20%-30% della risorsa idrica, ma la città presenta ancora notevoli problemi di carenza idrica in alcune zone come Camposoriano e Santo Stefano, ancora non servite dalla rete idrica. Zone dove servono anche infrastrutture idriche per contrastare l’emergenza relativa agli incendi boschivi.

La Regione Lazio ha appena dichiarato lo stato di calamità per la siccità e i danni alla agricoltura. E’ poi di due giorni fa la dichiarazione di stato di emergenza in cinque Regioni: Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Friuli Venezia Giulia e Veneto mentre anche in Provincia di Latina, il Presidente della Provincia Stefanelli ha invitato i sindaci ad emettere ordinanze in tal senso e quindi sensibilizzare i cittadini a non sprecare acqua con alcuni comuni (Sabaudia, Itri) che già hanno operato con ordinanze in tal senso. Ieri il dibattito sulla siccità è arrivato perfino al Parlamento europeo, dove il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, nel ruolo di presidente della Delegazione italiana del Comitato delle Regioni presso l’Ue, ha riconosciuto la gravità della situazione, chiedendo l’accesso al fondo di solidarietà internazionale. 

Ma gli effetti letali del cambiamento climatico non si gestiscono con le modalità emergenziali ma impongono un radicale ripensamento soprattutto nella gestione della risorsa idrica, per non ritrovarsi in tempi brevi con riserve vuote ed ecosistemi acquatici danneggiati in maniera irreversibile. Il cambiamento climatico rende infatti sempre più complessa la gestione della risorsa idrica, limitandone la disponibilità con i giorni di pioggia che diminuiscono e favorendo il verificarsi di eventi estremi (alluvioni, allagamenti, intensi temporali, grandinate). Uno scenario questo con cui dovremo fare sempre più i conti, ma servono validi strumenti, che ad oggi però sono ancora carenti, come i Piani di adattamento, a livello nazionale, a scala di bacino idrografico e a livello locale e di aree urbane, mentre la situazione contingente ci obbliga a ripensare drasticamente al modo in cui gestiamo, consumiamo e utilizziamo l’acqua, rendendo quindi prioritari, nella nostra regione e nella nostra provincia, alcuni interventi e politiche fortemente innovative e di rottura rispetto al passato, innanzitutto sul fronte dell’agricoltura, prima vittima di questa emergenza siccità. Occorre iniziare un dibattito nazionale sull’acqua agricola e sull’acqua nel cibo. A livello nazionale l’acqua per l’uso agricolo e l’allevamento è pari al 60% del consumo, il consumo industriale ed energetico ammonta al 22% , e quello domestico potabile solo al 18%! Quindi, discutere e dibattere di acqua domestica in Italia, durante una crisi idrica, significa discutere del 18% della questione.

La maggior parte delle motivazioni di questa crisi idrica sono agricole, e il vero problema non è l’acqua che beviamo, ma è l’acqua che “mangiamo”, quella contenuta nei cibi. E questo perché per arrivare a servire in tavola una bistecca abbiamo bisogno di utilizzare oltre 4 mila litri di acqua. Occorre poi ripensare a una riconversione del sistema di irrigazione dei terreni agricoli, quasi totalmente fondato sulla modalità ad aspersione o a pioggia, puntando a sistemi di micro-irrigazione e a goccia e sulle nuove tecnologie basate sui sensori che possono garantire almeno il 50% del risparmio di acqua utilizzata e ragionare sugli scenari futuri di riconversione agricola verso colture meno idro-esigenti rispetto al mais o ai kiwi, o comunque adeguate alle condizioni climatiche e alle disponibilità idriche del territorio. Infine, è necessario rivedere completamente il sistema di tariffazione degli usi dell’acqua. Il costo idrico spesso è basso per la fascia agricola, e questo non costituisce sicuramente un disincentivo alla spreco, mentre va introdotto un sistema di premialità e penalità che valorizzi le esperienze virtuose dando incentivi veri e sensati agli agricoltori che hanno un ruolo decisivo nel superamento di questa crisi.

Europa Verde a livello nazionale ha già presentato un esposto all’Autorità Giudiziaria contro il Ministro Cingolani che nonostante fosse stato informato da mesi su un rapporto scientifico della UE che, già a marzo scorso, anticipava la drammatica crisi che avremmo subito in questi giorni, non abbia deciso di adottare a livello nazionale e per tempo uno stato di emergenza per ridurre i consumi di acqua, utilizzare le acque reflue depurate da destinare per usi agricoli e industriali, e, come provvedimenti strutturali, modificare il fondo complementare del PNRR per destinare 15 miliardi di euro alla sostituzione degli acquedotti colabrodo, mentre nel PNRR attualmente sono presenti solo 900 milioni per combattere la dispersione idrica. Altre misure sono state suggerite anche da Legambiente che da anni analizza il fenomeno e propone soluzioni, a partire dagli interventi strutturali per rendere efficiente il funzionamento del ciclo idrico integrato, che permetterebbe da un lato di ridurre le perdite di rete e di conseguenza i prelievi;  investendo anche in sistemi depurativi innovativi; raccogliendo l’acqua piovana attraverso l’installazione di sistemi di risparmio idrico; promuovendo il recupero della permeabilità del suolo in ambito urbano; introducendo misure di incentivazione e defiscalizzazione in tema idrico come avviene per gli interventi di efficientamento energetico; utilizzando i Criteri Minimi Ambientali nel campo dell’edilizia per ridurre gli sprechi; implementare i sistemi di recupero e riutilizzo delle acque.

Di contro, il Ministero della Transizione Ecologica non ha ancora sbloccato il Piano di Adattamento alla Crisi Climatica e men che meno ha aggiornato il Piano Nazionale per l’Energia e il Clima. Non stiamo facendo abbastanza, anzi, stiamo facendo troppo, ma purtroppo nella direzione sbagliata rispetto ad una reale Transizione Ecologica.

Leggiamo in questi giorni sulla stampa le dichiarazioni degli esponenti dei più rappresentativi partiti pontini in merito all’aumento delle bollette del gestore Acqualatina, aumenti che, da un’analisi più attenta, vanno avanti da anni e ci auguriamo che l’ATO4, la Provincia e il gestore siano in grado di impegnarsi quanto prima su un piano dettagliato di interventi di manutenzione straordinaria, per garantire la riduzione della dispersione idrica della rete che viaggia a livelli stratosferici (oltre il 70%), riportandola almeno vicino ai valori medi nazionali (42%) senza continuare a scaricare sugli utenti il costo delle energia necessaria a pompare acqua nelle condotte colabrodo, garantendo il riuso delle acque di depurazione (che oggi vanno in gran parte in mare) ed un loro utilizzo in agricoltura. 

Si continua inoltre ad ignorare l’enorme gravità della situazione del “sistema acque” pontino,  che mette a grave rischio di desertificazione l’Agro Pontino con la necessità di procedere al razionamento idrico con pesanti conseguenze sulle famiglie e sulle imprese soprattutto agricole. Situazione che per la sua gravità necessiterebbe di un Commissario straordinario per il contrasto e la prevenzione della siccità per la nostra Regione/Provincia, sulla falsariga di quanto si sta proponendo a livello nazionale, per velocizzare la pianificazione dell’economia idrica con l’immediato utilizzo di fondi, anche del PNRR, per iniziare a creare nuove infrastrutture per l'accumulo e la canalizzazione delle acque e adottare misure per razionalizzare i consumi ed eliminare gli sprechi della risorsa idrica.

Come rileva l’ANBI (Associazione Nazionale Consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue), abbiamo nel pontino il problema molto serio del cuneo salino, ovvero dell’ingresso del mare nell’entroterra (per circa 10-15 km) con il rischio di pompare acqua salmastra dalle condotte del Consorzio di Bonifica, in grado di seccare le colture orticole, e la questione dei pozzi abusivi che stanno depauperando la falda acquifera potabile per innaffiare colture altamente idro-esigenti che dovrebbero essere semplicemente sostituite, oppure la questione del riuso delle acque di depurazione, il cui impiego eviterebbe di depauperare le sorgenti di acqua potabile, sempre più scarsa a causa di mancate piogge e innevamenti e la costruzione di moderni impianti di desalinizzazione. Inoltre è necessario non disperdere l’acqua in eccesso quando ci sono forti piogge, alluvioni o piene di canali o fiumi (e questi eventi avverranno con sempre più frequenza a causa del cambiamento climatico) con scolmatoi e adottando il Piano dei Piccoli Invasi (come proposto da ANBI e Coldiretti) mantenendo uno stock acquifero adeguato per i periodi di secca e evitando le dannose captazioni. Il Gestore Idrico Integrato, ma soprattutto la Regione Lazio e la Provincia di Latina con l’ATO4 dovrebbero agire in modo concertato e su tutti i fronti del servizio (fornitura acqua potabile accelerando la messa in opera dei lavori di manutenzione straordinaria delle condotte ammalorate, ricorso limitato alle captazioni, riuso delle acque da depurazione, invasi e scolmatoi, etc..). 

Il Comune di Terracina astenendosi nella Conferenza di Sindaci, ha dimostrato di non considerare troppo importante il tema idrico e questo nonostante si sapesse già che la maggioranza dei Sindaci avrebbe votato a favore dell’aumento delle bollette, non portando sul tavolo della Conferenza tutte le necessità del nostro territorio, necessità agricole e di uso familiare. Nè ci risulta abbia chiesto di inserire la questione del Piano straordinario di manutenzione delle infrastrutture idriche come preliminare a qualsiasi aumento tariffario, come sarebbe stato giusto richiedere da parte di tutti i Sindaci. E’ evidente poi che sia necessaria già da adesso, a Terracina, una ordinanza sindacale contingibile ed urgente per diffondere la consapevolezza della gravità della situazione e annunciare, prima delle misure di razionamento, un maggior controllo sull’uso appropriato della risorsa idrica, con modalità di risparmio e orari di uso. Come è assolutamente necessario promuovere la buone pratiche di riutilizzo della risorsa idrica per contrastare il fenomeno della siccità e della carenza idrica evitando sprechi ed utilizzare la preziosa acqua potabile solo per gli scopi veramente necessari, introducendo norme specifiche nel Regolamento edilizio comunale e vincolando le nuove costruzioni e le riqualificazioni edilizie all’adozione di queste norme. Non possiamo tollerare che tutto venga gestito in modo emergenziale quando si deve e si può arrivare preparati al razionamento idrico senza creare scossoni nella cittadinanza e nei turisti” dichiara Gabriele Subiaco co-portavoce di Europa Verde Terracina e Consigliere nazionale di Europa Verde

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