Partecipa a Terracina Notizie

Sei già registrato? Accedi

Password dimenticata? Recuperala

Incontri con gli autori al 'Bianchini', presentato il libro di Romano Pietrosanti 'Imre Nagy, un ungherese comunista'

Condividi su:

Dopo la morte di Stalin avvenuta nel 1953, il nuovo leader sovietico Nikita Krusciov diede avvio ad una politica di disgelo con il blocco occidentale che ebbe come momenti cardine la conferenza per il disarmo convocata a Ginevra nel 1954, la teorizzazione di una coesistenza pacifica tra capitalismo e comunismo annunciata durante il viaggio in Jugoslavia per la riconciliazione con Tito, lo scioglimento del Kominform, il processo di destalinizzazione annunciato al XX congresso del Pcus.

Proprio il XX Congresso del Pcus che si tenne nel febbraio del 1956 accese in alcuni paesi satelliti del blocco comunista dell’Europa Orientale la speranza di ottenere una maggiore autonomia nei confronti dell’URSS. In Ungheria vi fu una sollevazione popolare, la cosiddetta rivoluzione ungherese,  contro il regime filosovietico di Rakosi e la guida del governo fu affidata a Imre Nagy, un comunista riformista che aveva a cuore soprattutto gli interessi nazionali in nome dei quali intendeva abbandonare l’alleanza militare con l’Unione Sovietica e uscire dal Patto di Varsavia, introdurre il multipartitismo, sviluppare l’economia per migliorare le condizioni di vita degli Ungheresi, promuovere l’occidentalizzazione del paese. La reazione di Mosca fu brutale. Il 4 novembre del 1956 i carri armati sovietici invasero l’Ungheria ed occuparono Budapest. Morirono circa 3000 ungheresi, 800 soldati sovietici e 250.000 persone fuggirono per sempre dalla propria patria. I tragici eventi della rivoluzione ungherese ebbero effetti dirompenti sui partiti comunisti occidentali, soprattutto su quello italiano e francese, accusati di allinearsi al regime dittatoriale e liberticida sovietico contribuendo a spegnere per sempre la realizzazione di un comunismo moderno e riformista e l’autodeterminazione del popolo ungherese. In Italia 101 intellettuali tra cui Asor Rosa, Renzo Vespignani, Enzo Siciliano, Elio Petri, Renzo De Felice, Carlo Aymonino, Luciano Cafagna, Giorgio Candeloro, Lucio Colletti, scrissero un manifesto di condanna dell’invasione sovietica che il direttore dell’Unità, Pietro Ingrao, si rifiutò di pubblicare. Del resto fu il mondo, allora sulla soglia della terza guerra mondiale a causa della crisi del canale di Suez che si risolse grazie all’alleanza tra USA e URSS, a non ascoltare il grido di aiuto di Imre Nagy e del suo popolo.

Questa pagina importantissima della storia contemporanea e la figura di uno dei suoi protagonisti, Imre Nagy, sono al centro del primo degli “Incontri con l’autore” ideati ed organizzati dal Prof. Valerio Golfieri nell’ambito delle iniziative culturali dell’ITS Bianchini. Ospite del Dirigente scolastico Prof. Maurizio Trani, oggi Don Romano Pietrosanti, docente di filosofia presso l’Università Angelicum di Roma e studioso di San Tommaso, ha presentato il suo libro “IMRE NAGY, UN UNGHERESE COMUNISTA. Vita e martirio di un leader dell'ottobre 1956” edito da Le Monnier. Il testo è la prima biografia pubblicata in Italia di Imre Nagy, il primo ministro della rivoluzione ungherese dell'ottobre 1956 giustiziato dai sovietici che lo arrestarono con un inganno due anni più tardi, di cui si ripercorrono i momenti fondamentali della vita privata e pubblica: dalla conversione al comunismo nel 1917 al lungo esilio moscovita; Dal ritorno in patria all'ascesa al potere; le vittorie e le sconfitte come premier riformista; la figura di leader silenzioso dell'opposizione al regime sovietico; il suo ruolo nella rivoluzione d'ottobre; il processo e la condanna a morte; la sua eredità politica e il giudizio storico; i rapporti con Togliatti e il PCI.

 

 

 

 

Condividi su:

Seguici su Facebook