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Europa Verde invia una richiesta di accesso agli atti al comune, relativa all’iter di rinnovo al 2033 delle concessioni demaniali comunali

| di Ufficio Stampa Comitato Europa Verde Terracina
| Categoria: Comunicati Stampa
STAMPA

Nei giorni scorsi, Europa Verde dopo aver espresso qualche settimana fa le sue perplessità in merito alle quattro delibere la 13,14, 16 e 17 del 29 gennaio 2021 con cui la Giunta Comunale decideva di affidare a terzi per le stagioni balneari 2021, 2022, 2023, 2024 e 2025 (attesa l’estensione della validità del titolo demaniale fino al 31/12/2033), la gestione dell’arenile comunale di cui alle concessioni demaniali marittime individuate con sigla TE-125 (Viale Circe, altezza Piazzale A. Moro - già Piazzale Lido), TE-072 (località Viale Circe, altezza via del Piegarello), TE-078 (località Viale Circe, altezza via Sicilia),  TE-085 (località Viale Circe, altezza via Campania), nei giorni scorsi ha inviato una richiesta di accesso agli atti al Comune di Terracina per verificare l’iter di rinnovo al 2033 delle stesse. Rinnovo che è atto preliminare sia alle determinazioni di approvazione del disciplinare tecnico che alle successive procedure di gara per l’assegnazione.

Europa Verde aveva già sollevato in precedenza perplessità sugli affidamenti, in due diversi comunicato uno di giugno e l’altro di febbraio scorso, vieppiù rilevante in un contesto come il nostro in cui quelle concessioni sarebbero fondamentali per ristabilire il corretto rispetto del requisito di almeno il 50% di spiagge destinate alla libera fruizione, requisito che in base a nostre valutazioni e a quelle anche di associazioni ambientaliste come Legambiente (in riferimento al Dossier regionale Spiagge del Lazio) non sarebbe rispettato dal Comune di Terracina.

E fuori di dubbio che la questione dell’affidamento a terzi delle concessioni comunali, si intreccia con quella delle spiagge libere del nostro litorale di Terracina, spiagge libere che presentano una serie di problemi.

La legge ed il suo Regolamento Regionale n.19/2016 attuativo però stabiliscono  alcuni punti chiari, che è necessario ribadire:

  • I comuni riservano alla pubblica fruizione (spiagge libere e spiagge libere con servizi) una quota pari ad almeno il 50 per cento dei metri lineari dell’arenile di propria competenza per il cui calcolo si fa riferimento alla linea di costa bassa così come definita sulla base dell’accordo di Partenariato Pubblico tra l’Amministrazione regionale e la Marina Militare.
  • Ai fini del calcolo della quota di arenile da riservare a pubblica fruizione i Comuni non devono tenere conto dei metri lineari fronte mare delle aree in concessione relative agli esercizi di ristorazione.
  • In caso di non rispetto del requisito, i Comuni non potranno più rilasciare nuove concessioni e saranno tenuti a tornare al di sotto del 50% alla scadenza delle concessioni in essere.
  • Al fine di raggiungere la quota prevista nonché di garantire la libera visuale del mare, i comuni possono stipulare, con i concessionari degli stabilimenti balneari, accordi con i quali procedere ad una riconversione, anche parziale, delle concessioni demaniali marittime in essere nelle tipologie di spiagge libere con servizi e spiagge libere.
  • Fermo restando il rispetto della quota del 50%, i comuni nella pianificazione sono tenuti a garantire lungo l’arenile di propria competenza un’equilibrata presenza di spiagge libere e di spiagge libere con servizi. A tal fine individuano ambiti omogenei nei quali devono essere previste quote di spiagge libere e spiagge libere con servizi pari almeno al 20% in ciascun ambito omogeneo;
  • Le servitù di passaggio per gli accessi alla spiaggia libera ed alla battigia, anche relativi dunque all’attraversamento di stabilimenti in concessione, sono regolamentati dal Codice Civile e dal Codice della Navigazione. Sebbene questi vengano a volte negati, costituiscono un diritto per chiunque. I comuni prevedono di norma varchi di accesso all’arenile nella misura di uno ogni 300 metri di costa

Rispetto a questi specifici punti, non possiamo non rilevare alcune criticità  molto rilevanti che riguardano la possibilità di fruire liberamente delle spiagge da parte dei cittadini di Terracina, criticità in parte, a nostro avviso, superabili con una diversa tipologia di utilizzo delle concessioni demaniali di cui il Comune è titolare e che sta procedendo ad affidare a terzi:

  • Innanzitutto vogliamo tornare sul calcolo del rispetto del requisito del 50% di spiagge dedicate alla libera fruizione, calcolo recentemente pubblicato in allegato ad una determinazione dirigenziale dell’ufficio demanio del comune di Terracina, ma che a nostro avviso parte da assunzioni poco condivisibili visto che: non fa riferimento alla linea di costa bassa così come definita sulla base dell’accordo di Partenariato Pubblico tra l’Amministrazione regionale e la Marina Militare ma ad un generico “fronte mare”; aggiunge alla linea di costa ed assegna interamente alla quota di spiagge libere 292 metri di costa “artificiale” che non si comprende bene cosa sia e dove sia collocata, perché se parliamo del tratto della costa di levante all’ingresso della città sfido chiunque a considerare quel tratto, all’uscita dell’ex depuratore di via delle Cave, come spiaggia libera e se così fosse dove sono i servizi minimi che il Comune dovrebbe garantire; assegna alla quota di spiagge libere altri 333 metri di costa oggetto di concessione agli esercizi di ristorazione, 333 metri che ci piacerebbe capire quali sono e dove sono, a meno che non si voglia considerare come spiaggia libera alcune scogliere inaccessibili o tratti inesistenti davanti a qualche ristorante. A questo riguardo occorre fare davvero chiarezza, e ci preme ribadire all’Amministrazione che la nostra Costituzione afferma che i cittadini hanno tutti gli stessi diritti sia quelli che utilizzano gli stabilimenti balneari che possono accedere  a comode spiagge sabbiose, sia quelli che utilizzano le spiagge libere, e non è equo riservare a questi ultimi i tratti di litorale più impervi, meno accessibili, più distanti dal centro urbano e senza neanche i servizi minimi che la stessa amministrazione dovrebbe garantire.
  • Noi chiediamo invece di misurare e stabilire con certezza quante e quali sono le spiagge destinate alla libera fruizione nel nostro Comune ripartite tra spiagge libere con servizi e spiagge libere (mappatura), individuandole singolarmente anche per poterle indirizzare con precisione da parte della cittadinanza e dei turisti, verificando anche il rispetto dei requisiti richiesti dal regolamento regionale e la predisposizione dei servizi minimi e rivedendo una impostazione gestionale comunale per cui le spiagge libere sono tutto ciò che resta dopo che ho concesso al privato i tratti più belli del litorale. E’ un dato di fatto che il proliferare di nuovi spazi di arenile dati in concessione, gli ampliamenti assegnati alle concessioni già in essere e l’impulso dato alle spiagge libere con servizi, ha di fatto ridotto al minimo la presenza delle spiagge libere vere e proprie, spesso poste davanti a residence e campeggi, e a tratti di scogliera e quindi inaccessibili al pubblico e oramai quasi del tutto inesistenti perlomeno nel tratto di litorale urbano di Terracina sia di Levante (“La Spiaggetta”) che di Ponente (“Viale Circe”) in barba sia al requisito del 50% che alla equilibrata presenza e agli ambiti omogenei che ne dovrebbero garantire almeno il 20% in ciascun ambito.
  • Riteniamo anche necessario che l’Amministrazione rendiconti in merito alla delibera regionale che assegnava sei milioni di euro per aiutare i Comuni del Litorale a gestire spiagge libere e lungomare in tutta sicurezza durante la stagione balneare 2020 con una quota riservata al nostro comune di 230.503 euro) a fronte di un arenile di spiaggia libera di 5.567 metri.
  • C’è poi Il problema annoso dell’accessibilità alle spiagge libere laddove gli accessi sono stati chiusi o ostacolati impropriamente, come nel tratto di lungomare da Terracina a San Felice Circeo e da Torre Canneto al Porto di Terracina con una serie infinita di residence e campeggi che di fatto privano il libero accesso al mare per un tratto considerevole di costa. In realtà dovrebbe essere previsto un cancello pedonale sempre aperto che permetta l’accesso in spiaggia anche a tutti coloro che non vivono nel residence, ma non è sempre così. Questa circostanza è stata spesso fonte di diatribe legali, ma resta di fatto l’oggettiva assurdità di disporre di km e km di demanio pubblico a cui è negato, o anche solo ostacolato, il libero accesso, trasformandolo di fatto in un’interminabile spiaggia privata.
  • C’è poi il tema delle altezze degli stabilimenti balneari alcuni dei quali eccedono sia l’altezza degli altri sia l’altezza dei muri di parapetto del soprastante marciapiede pubblico, creando effetti visivi impattanti e limitando la libera visuale del mare dagli spazi pubblici pedonali e carrabili del lungomare (art.21 punto 5.2.2 delle NTA del PTPR).
  • Inoltre ravvediamo anche la necessità di rivedere i canoni di concessione che vanno parametrati non solo alla superficie concessa, misurata secondo equi criteri standard, ma anche alla redditività delle strutture, così come è necessario riconsiderare, con opportune ordinanze e regolamenti, l’utilizzo di ruspe e mezzi pesanti sulle spiagge, spiagge che più spesso assomigliano a terreni da coltivare e non ad un delicatissimo e preziosissimo ecosistema marino-costiero che va rispettato, tutelato e tenuto pulito tutto l’anno, per non parlare poi della pratica assolutamente non ecologica dei fuochi di artificio a mare e sulle spiagge di Terracina.
  • Infine il tema del PUA - Piano di Utilizzazione dell’Arenile, uno strumento importante per garantire non solo il rispetto delle quote e degli ambiti omogenei, ma anche per la programmazione e regolamentazione del bene demaniale per fini turistici in un regime di compatibilità con gli obiettivi di tutela e salvaguardia dell’ambiente costiero. L’Amministrazione comunale di Terracina ha adottato il proprio Piano di Utilizzazione dell’Arenile nel 2003. Successivamente, nel 2012, il Comune ha adottato la proposta di adeguamento e revisione del proprio P.U.A., che è stato successivamente trasmesso alla Struttura regionale competente in materia di Valutazione Ambientale Strategica. Nel 2015, però, la Regione procedeva  all’archiviazione del procedimento di Verifica di Assoggettabilità a Valutazione Ambientale Strategica, in quanto il mancato svolgimento da parte del Comune di Terracina delle attività richiamate nella nota prot. n. 130957 del 4 aprile 2013, più volte sollecitate dalla Regione, non consentiva alla stessa l’espletamento delle attività tecnico istruttorie propedeutiche alla conclusione del procedimento. Ecco, anche a seguito della recente adozione con Deliberazione 176 del 09/04/2019 del PUAR della Regione Lazio, sarebbe opportuno che finalmente l’Amministrazione del Comune di Terracina procedesse all’adeguamento del suo PUA oramai vecchio di 20 anni comprensivo della necessaria Valutazione Ambientale Strategica.

Alla luce di quanto descritto, riteniamo assolutamente necessario porre il tema della gestione demaniale al centro di una profonda riflessione politica che deve tutelare i diritti di tutti i cittadini che vogliono godere della libera fruizione delle spiagge della città cominciando a superare i tanti problemi relativi alle spiagge di Terracina. Problemi che si sono acuiti in questi anni anche alla luce di un indirizzo di gestione sempre più “privatistica” di un Bene come le spiagge che sono e rimangono un Bene Comune di cui i cittadini hanno tutto il diritto di godere liberamente. Ecco, ribadendo il nostro sostegno ai tanti operatori balneari che rispettano le regole e l’ambiente, noi ci batteremo perché siano individuate, contate e misurate con certezza le spiagge in libera fruizione della città senza affidarsi a conteggi opinabili, perché questa città abbia presto un nuovo Piano di Utilizzazione degli arenili (PUA) con una Valutazione Ambientale Strategica che consideri tutti gli aspetti ecologici rilevanti e ci impegneremo per una nuova legge nazionale che regolamenti tutta la materia, che tuteli le spiagge libere, stabilendo che esse restino libere con i servizi minimi garantiti dai Comuni. Una legge che renda tutte le convenzioni/concessioni e i piani di utilizzo del demanio disponibili su un portale nazionale delle coste che dovrà essere istituito da parte del Ministero dell’ambiente. Una prospettiva di trasparenza che vada a premiare le imprese serie offrendo garanzie a chi investe nella qualità dei servizi, nel rispetto dei diritti dei lavoratori e dei consumatori, nella tutela ambientale con premialità ed impegni precisi su percorsi di adeguamento alla sostenibilità, fatti di certificazioni ambientali, plastic free, energia pulita, risparmio idrico, cibo sano, pulizia dell’arenile tutto l’anno, etc.” Dichiara Gabriele Subiaco co-portavoce di Europa Verde Terracina.

Ufficio Stampa Comitato Europa Verde Terracina

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