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Legambiente fa il punto sul disastro della recente alluvione ed esondazione in città per il nubifragio del 21 ottobre

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E’ notizia di poche ore fa che anche il Comune di Terracina, devastato dal nubifragio della notte tra il 20 e il 21 ottobre scorso, chiede lo stato di calamità naturale in conseguenza degli eventi eccezionali che hanno causato danni al territorio. La città ha subito pesanti esondazioni dei canali e fiumi e danni, in particolare nelle aree di Borgo Hermada (in via Pantani da Basso) e via Pontalto, dove a causa di allagamenti si è reso necessaria l'evacuazione di alcune abitazioni, via Ponte Rosso (dove è crollato l'argine del fiume) e lungo la via Appia (rimasta chiusa temporaneamente all'altezza di Ponte Maggiore per l'invasione d'acqua sulla carreggiata).

Sono anni che il Circolo Legambiente afferma che le forti piogge, i nubifragi e le improvvise esondazioni non sono fatti straordinari ma la diretta conseguenza della crisi climatica e da anni è impegnata a fornire dati e strumenti per gestire la crisi climatica. A partire dal catastrofico evento meteorologico di tipo downburst del 29 ottobre 2018 (che devastò il centro cittadino con venti a oltre 120 km/h), Legambiente ha denunciato l'ingresso traumatico di Terracina nella "nuova era della crisi climatica" e nel 2019 propose alla Amministrazione di sottoscrivere la Dichiarazione di Emergenza Climatica, dichiarazione che fu poi approvata all’unanimità in Consiglio Comunale con verbale di deliberazione N.82 dell’11 dicembre 2019, ma alla quale non si è dato nessun seguito.

Uno degli aspetti centrali degli impegni presi sottoscrivendo la dichiarazione riguardava la predisposizione da subito di un Piano comunale di adattamento ai cambiamenti climatici in coerenza con il Piano nazionale (PNACC), individuando le priorità di intervento, le azioni e le risorse, programmando interventi di prevenzione e di informazione dei cittadini, incentivando la riduzione delle emissioni e la promozione delle energie rinnovabili, incentivando il risparmio energetico con particolare attenzione  ai settori della mobilità urbana, nel riscaldamento e raffreddamento degli edifici a cominciare dagli edifici della pubblica amministrazione, favorendo lo sviluppo delle aree verdi e nella riforestazione urbana. Il PAESC approvato nel 2019 continua ad essere del tutto inapplicato e in questi anni non si è fatto altro che bocciare, senza motivo, le mozioni e gli emendamenti presentati in Consiglio comunale su questi temi per promuovere la prevenzione e la riprogettazione di un territorio fragile devastato dal dissesto idrogeologico (frane e alluvioni) con rischi enormi per persone, animali e cose, come ci ricorda il Rapporto Ispra sul dissesto idrogeologico in Italia. 

Pochi mesi prima dell'alluvione di ottobre, nell'estate del 2026, il Circolo Legambiente aveva lanciato in città la campagna nazionale “Che Caldo che Fa” con una serie di proposte per mitigare i rischi per la salute. I dati dell'Osservatorio Città Clima https://cittaclima.it/ avevano infatti inserito Terracina al secondo posto nel Lazio per l'aumento delle temperature medie nell'ultimo decennio (25,66°C). Questo forte accumulo di calore e il parallelo riscaldamento del Mar Tirreno hanno generato  l'energia termica che si è scaricata poi in precipitazioni sempre più violente e concentrate, responsabili delle recenti piogge e temporali.

Legambiente Terracina chiede da tempo alle istituzioni di abbandonare la logica della costante "emergenza" per passare a una pianificazione strutturale. Le proposte di Legambiente includono una revisione del regolamento edilizio comunale, il blocco del consumo di suolo, la manutenzione costante dei canali di bonifica e la creazione di soluzioni di adattamento come i "rifugi climatici" e barriere naturali per attenuare la violenza delle acque. Occorre formulare un Piano Comunale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici , fermare il consumo di suolo e recuperare la permeabilità del suolo attraverso la diffusione di Sistemi di drenaggio sostenibile (SUDS) che sostituiscano l’asfalto e il cemento, e soprattutto costituire una regia unica, da parte delle Autorità di bacino distrettuale per costruire protocolli di raccolta dati e modelli logico/previsionali che permettano di conoscere la tendenza delle precipitazioni e i loro impatti sul territorio, e rafforzare la collaborazione tra gli Enti.

“Non dobbiamo utilizzare la parola “maltempo” o “evento eccezionale”.  Siamo in una era di crisi climatica e questa va gestita non come una emergenza ma come un fattore strutturale da considerare in ogni intervento di progettazione e di manutenzione, aumentando la osservazione, la comprensione e la cura del territorio. Non si può scaricare sui Vigili del Fuoco, sui volontari della Protezione Civile o sui cittadini l’onere di gestire eventi catastrofici di questa portata ma va creata una cabina di regia tra tutti gli Enti coinvolti e vanno prese contromisure importanti. Non basta la dichiarazione di stato di calamità per risolvere i problemi. Nel 2019 con la proposta di Dichiarazione di Emergenza Climatica proponevamo di attuare una campagna di informazione, evidenziando i rischi climatici più probabili e i metodi e tecniche di mitigazione e di prevenzione dei rischi, definendo le procedure di emergenza da attuare nel caso si verifichino eventi climatici estremi nelle proprie zone. Tutto è rimasto lettera morta, e ogni volta dobbiamo fare la conta dei danni, se non dei feriti o dei morti. Ricordiamo inoltre i due pilastri cardine della buona gestione del territorio: ossia la convivenza con il rischio, che si attua con la giusta attenzione ai piani di emergenza comunali, all’informazione e formazione dei cittadini e la consapevolezza che un territorio come quello nostro non ha bisogno di essere ulteriormente ingessato, cementificato, impermeabilizzato, ma dell’esatto opposto, ovvero dell’adattamento. Per questa ragione saremo presenti con una nostra delegazione da Terracina alla Manifestazione nazionale “La Terra chiamò” del prossimo sabato 5 dicembre presso Piazza del Popolo a Roma, a partire dalle 12.30,  per riportare la crisi climatica al centro del dibattito pubblico dopo un’estate che ne ha mostrato ancora una volta gli effetti sulla salute, sui territori e sulla vita quotidiana, promossa tra gli altri proprio da Legambiente insieme a ASviS, Fondazione Symbola, Future Food Institute, Greenpeace Italia, Kyoto Club con i suoi Green Heroes, Marevivo, Venice Climate Week e WWF Italia”. dichiara Anna Giannetti, Presidente di Legambiente Terracina e Consigliere Nazionale dell’Associazione.

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