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Per Azione la città è la "Biennale della Buca"

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La città ormai è un’opera d’arte… ma suo malgrado. Un mosaico surreale di crateri, avvallamenti e voragini, degno della più eccentrica installazione contemporanea. Il tutto firmato dall’asfalto stanco e dall’incuria sistematica di chi dovrebbe prendersene cura.

Buche ovunque, buche per tutti. 

Ci sono le buche storiche, sopravvissute a tre amministrazioni. Le buche baby, nate la settimana scorsa ma già promettenti. Le buche mimetiche, nascoste sotto l’acqua, e quelle esibizioniste, al centro della carreggiata. Le buche sociali, in gruppo come comitive in gita scolastica. 

E poi le buche sadiche, che colpiscono solo di notte, quando non te l’aspetti.

Intanto il cittadino si trasforma in acrobata urbano. 

Gli automobilisti guidano come in un videogioco a livelli crescenti di difficoltà. I motociclisti fanno slalom tra l’incoscienza e l’infortunio. 

E mentre tutti zigzagano, le buche crescono. Perché il metodo è sempre lo stesso: una palata di catrame tirata giù in fretta, come un trucco da illusionista di terza categoria. 

Ma bastano due gocce di pioggia, un po’ di gelo o una ruota sfortunata… e puff! la buca risorge. 

Più viva di prima, come in un film horror.

Interventi spot, riparazioni alla "meglio", nessuna manutenzione strutturale. 

Qui da noi il pressapochismo è prassi, quasi filosofia: si copre, si rattoppa, mai si risolve. 

E così le strade sembrano urlare:  "Non vogliamo solo appilabuche. Vogliamo manutenzione vera!"

E allora, a questo punto, tanto vale farne un evento culturale.

Benvenuti alla “Biennale della Buca”:

installazioni a cielo aperto, percorsi esperienziali su due e quattro ruote, performance urbane improvvisate. 

Una mostra permanente dell’incuria, aperta H24, a ingresso (ahimè) gratuito ma con rischio incluso.

Perché se la buca è eterna… almeno vendiamola come arte.

O, quantomeno, smettiamo di chiamarla "emergenza": ormai è tradizione. 

Sì, ci abbiamo scherzato. 

Ma non c’è nulla da ridere. Le buche non sono folklore urbano, sono un’emergenza quotidiana che mette a rischio la sicurezza, il decoro e la vivibilità della città.

Al signor Sindaco, ai signori Assessori, ai signori Dirigenti del Comune diciamo: qui non si può continuare a ballare sul Titanic. 

Mentre la città affonda tra incuria e disservizi, serve responsabilità, non rattoppi. 

Meno annunci, più manutenzione. Meno comunicati, più asfalto vero, vero

La città merita rispetto. E chi la amministra insieme alla burocrazia hanno il dovere di garantirglielo

Arcangelo Palmacci 
Segretario Provinciale di Azione e locale  di Terracina in Azione

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