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Le mani sulla città: Scelte politiche poco chiare secondo i pentastellati

| di Terracina 5 Stelle
| Categoria: Comunicati Stampa
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A Terracina il privato chiede e l’Amministrazione autorizza. Crediamo si sia sparsa la voce perché altrimenti non si spiegano le numerose varianti urbanistiche e permessi ad edificare complessi residenziali. E lo si fa ai sensi della legge regionale sulla rigenerazione urbana. Poco importa se questa stessa legge è finalizzata a limitare il consumo di suolo, razionalizzare il patrimonio edilizio esistente, riqualificare aree degradate nonché favorire la realizzazione di nuove opere pubbliche ed il completamento di quelle previste.

Perché a Terracina le opere pubbliche sono sacrificabili, si monetizzano gli standard urbanistici e il consumo di suolo è la regola. Ed è quello che accade alla Pro Infantia dove l’Amministrazione comunale non si accontenta di riconoscere la rigenerazione dell’immobile esistente ma ne autorizza la costruzione di un altro identico. Un mostro di cemento a pochi metri dal mare, in un’area soggetta a vincoli quindi di maggior tutela ma questo non sembra interessare il Comune di Terracina. La questione deve essere analizzata anche alla luce della recente sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la deliberazione del Consiglio regionale del Lazio con cui era stato approvato il Piano Territoriale Paesistico Regionale, in quanto improntato ad un abbassamento dei livelli di tutela dei valori paesaggistici e lesivo di interessi costituzionali.

Sia chiaro i costruttori operano in completa legittimità e legalità ma è evidente la grave colpa di questa classe politica priva di cultura e disciplina urbanistica che operando con scelte spregiudicate e prepotenti mette a rischio la tutela del paesaggio. Si perché un comune che rinuncia alla pianificazione territoriale e urbanistica e si affida alle deroghe, alle varianti, ai cambi d’uso distrugge l’identità della città. Che importa se si trascurano problemi noti come la manutenzione del patrimonio pubblico, la carenza degli standard urbanistici, la prevenzione del territorio, la carenza di servizi, l’affollamento, il consumo di suolo. Che importa se si privano i cittadini di luoghi di socialità e aggregazione se si creano condizioni di marginalità e discriminazione. Ma chi se ne frega del tanto sbandierato principio dello sviluppo sostenibile inserito nello statuto comunale. E pensare che era Roberta Tintari, Sindaca di Terracina, ad affermare: “qualunque azione amministrativa dovrà tener conto di questo principio”. Forse la situazione le è sfuggita di mano.

A Terracina il territorio è una merce che si può barattare.

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