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Candidarsi a sindaco deve diventare una scelta da far tremare i polsi

| di Marco Villa
| Categoria: Comunicati Stampa | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
STAMPA

Abbiamo appena letto il comunicato stampa pubblicato qui: https://www.terracinanotizie.net/notizie/comunicati-stampa/3214/europa-verde-dopo-i--tanti-allagamenti-che-hanno-interessato-nei-giorni-scorsi-diverse-zone-della-citta-denuncia-la-grave-situazione-di-abbandono-ed-incuria-del-territorio.

Condividiamo gran parte delle osservazioni contenute nel comunicato, tranne alcune specifiche questioni.

Prima di tutto, tra i recenti tornado che hanno colpito la città di Terracina, non viene citato il Tornado che si è abbattuto sul litorale il 24 settembre 2017.

Speriamo che si sia finalmente capito che certi eventi, oltre a mettere a serio rischio l’incolumità delle persone, stressano la città, in termini di eccessivo traffico e di eccessivi controlli e procedure dovute alle norme sulla sicurezza.

In secondo luogo, il nostro territorio è sempre stato soggetto a trombe d’aria.

Lo dimostra il fatto che “nonno Benito”, quando ha bonificato, ha previsto le fasce frangivento.

Semmai, proprio sulle fasce frangivento si dovrebbe aprire un ampio dibattito, dato che se una famiglia che compra una casa non gradisce davanti all’ingresso gli eucalipti che limitano la vista, fa in modo che vengano abbattuti.

Basta fare un giro sul territorio per rendersene conto.

Come si può contrastare il fenomeno dell’abbattimento delle fasce frangivento?

È semplice: basta usare gli stessi strumenti utilizzati durante il lockdown per andare a perseguire chi camminava isolato nei boschi o stava sdraiato al mare, totalmente solitario, a prendere il sole.

Esistono i droni, esistono le forze dell’ordine, esistono i Carabinieri che hanno acquisito le competenze delle Guardie Forestali.

Con i giusti interventi di prevenzione e controllo del territorio con i droni, si possono tranquillamente tutelare le fasce frangivento (ad esempio, installando pure telecamere di videosorveglianza), ma anche individuare immediatamente gli incendi boschivi, studiare e controllare frane e smottamenti, stroncare il traffico di esseri umani sul Mar Mediterraneo, ecc.

Sul nostro territorio, quindi, le trombe d’aria sono sempre esistite.

Poi, certo, ci sono stati i cambiamenti climatici.

Ma qui andrebbe detta anche un’altra sacrosanta verità: è dalla fine della seconda guerra mondiale che i militari giocano con il clima.

I partiti politici e le associazioni ambientaliste dovrebbero pur dirlo, una buona volta.

Nel comunicato si fa poi riferimento alle inondazioni.

Il nostro territorio è troppo impermeabilizzato dalle serre e si sta verificando ciò che accade da anni nella Piana del Sele: http://www.corriereortofrutticolo.it/2018/01/10/piana-del-sele-tappezzata-serre-la-iv-gamma-prezzi-dei-terreni-alle-stelle.

A ciò si deve aggiungere il fatto che al Consorzio di Bonifica sono stati tagliati i fondi per il funzionamento, a causa delle politiche di austerity imposte dall’Unione Europea, unitamente alla moneta a debito.

L’Europa NON È verde.

Anche questo andrebbe detto.

Lo ripetiamo con altri termini: se lo Stato italiano non ha i soldi per attuare serie misure di tutela dell’ambiente è dovuto all’Unione Europa, che ci impone la moneta a debito e le politiche di austerity.

L’Europa NON È verde.

Infine, noi riteniamo che per la prevenzione del dissesto idrogeologico e per il contrasto delle calamità naturali la soluzione sia semplicissima.

La recente storia ci ha insegnato che trasformare cose banali in “emergenze” sblocca magicamente un’enorme quantità di soldi: anche senza soffermarsi sull’attuale crisi sanitaria, non vi ricordate la famigerata “Cricca” della Protezione Civile?

Tutto, a quell’epoca, era diventato “emergenza”, anche gestire i Mondiali di Nuoto o il G8.

Applicando il discorso in scala più piccola, cioè a livello comunale, noi siamo arrivati alla conclusione che determinati amministratori non diciamo che si augurano, ma quanto meno sperano che sul territorio che gestiscono si verifichi una calamità, perché improvvisamente si materializza denaro in gran quantità.

Quindi, come risolvere il problema, cioè fare in modo che i soldi delle emergenze non facciano gola e contemporaneamente far sì che i sindaci facciano effettivamente prevenzione?

I soldi ai sindaci vanno dati prima, non solo aumentando a dismisura le loro indennità da primi cittadini, ma anche stanziando somme enormi per la prevenzione del dissesto idrogeologico e per il contrasto delle calamità naturali.

Ovviamente, insieme con i soldi dovrebbero essere indicate le misure da adottare, unitamente ad un cronoprogramma che stabilisca i tempi per l’attuazione delle misure suddette.

Dopodiché, in caso di eventi calamitosi che creano danni per l’incuria o la negligenza nella gestione dei finanziamenti ottenuti, si dovrebbe semplicemente applicare la normativa sul danno erariale.

Niente inchieste penali che non portano a nulla o finiscono nei porti delle nebbie.

Semplice applicazione della normativa sul danno erariale.

Quindi, come misura immediata di autotutela prima ancora che si accertino le effettive responsabilità, blocco dei conti correnti bancari, sequestro dei patrimoni e riduzione in misura minimamente essenziale dell’indennità da sindaco.

Candidarsi a sindaco deve diventare una scelta da far tremare i polsi.

Solo in questo modo, FORSE, oltre ad avere una vera tutela del territorio, potremmo anche avere una classe politica locale più decente.

Marco Villa

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