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Quale futuro per la città alle prossime elezioni di settembre?

| di Marco Villa
| Categoria: Comunicati Stampa | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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La stragrande maggioranza della popolazione italiana si divide, grosso modo, in due gruppi: quelli che hanno ragione... ooops! ci siamo sbagliati, quelli che hanno SEMPRE ragione e... i leghisti.

Del secondo gruppo, a grandi linee, fanno parte: i razzisti, i fascisti, i sessisti, gli omofobi, i complottisti, i diffusori di fake news, i no vax, i sovranisti (o presunti tali), Darth Vader ed il suo giovane patavan Matteo Salvini, ecc., ecc.

In effetti, grande è la confusione sotto il cielo, come direbbe Mao.

Anche nel mondo da cui proveniamo, cioè l’universo no global.

Il 15 febbraio 2003, infatti, a Roma partecipammo alla manifestazione oceanica contro le guerre di Bush.

La stessa cosa facemmo una o due settimane dopo a Formia, alla manifestazione indetta dai no global locali, sempre contro le guerre di Bush.

Eppure, adesso la stragrande maggioranza dei no global italiani, se fossero cittadini statunitensi, voterebbero per Bush.

Basta verificare, infatti, per chi voterà Bush.

Però noi non vogliamo certo confrontarci con coloro che hanno SEMPRE ragione. La sconfitta sarebbe sicura.

Ma anche la perdita di tempo.

A noi interessa dialogare con chi non è vittima di questa narrazione perversa, per cui da una parte ci sono coloro che hanno SEMPRE ragione e dall’altra i leghisti.

Come saprete, il 20 e 21 settembre a Terracina si terranno le elezioni comunali.

Lo spettacolo a cui assistiamo, oltre ad essere estremamente deprimente, non lascia presagire nulla di buono.

Non c’interessa minimamente la narrazione imperante, ben orchestrata dai mezzi d’informazione complici (come dice il proverbio, chi non entra con la soluzione, è parte del problema; la stampa locale è parte del problema).

Noi riflettiamo su altre questioni.

Terracina vuole diventare grande?

Terracina vuole cominciare a frequentare il futuro?

Queste sono le domande che ci poniamo.

Di conseguenza, Terracina deve morire di agricoltura industriale?

Già, perché questo è il problema numero 1 della città: l’agricoltura industriale.

Sbagliano i “talebani” dei pesticidi. I quali, tra l’altro, con i loro attacchi a volte mirati solo contro il glifosato ci ricordano certi pacifisti che si scagliano solo ed esclusivamente contro gli F-35 senza chiedere l’uscita del nostro Paese dalla NATO che ci impone di acquistarli.

Sbagliano coloro che contrastano il caporalato e le agromafie: a monte c’è un’agricoltura industriale che ha bisogno di manodopera pagata il meno possibile per poter resistere alle regole del mercato neoliberista (come i recenti avvenimenti di Mondragone ci dimostrano).

Qui ci rivolgiamo DIRETTAMENTE ai nostri amici sociologi: siamo proprio sicuri che il problema sia il caporalato?

Eliminato quest’ultimo, non è assolutamente detto che magicamente e contestualmente sparirà pure l’agricoltura industriale.

Di conseguenza, non è un errore parlare solo ed esclusivamente di caporalato ed agromafie?

Oltre a far incorrere nel rischio di essere strumentalizzati da partiti, sindacati e testate giornalistiche?

Il problema numero 1 del nostro territorio è l’agricoltura industriale.

L’agricoltura industriale è un corpo estraneo, un cancro.

Un sistema produttivo che non ci appartiene e che ci è stato imposto all’inizio degli anni ’90 del secolo scorso, agli albori della globalizzazione dopo la fine della guerra fredda, da uomini borderline, transitati dalle forze dell’ordine ai servizi segreti, ai quali la potenza egemone aveva appaltato una sorta di “gestione commissariale” in seguito al vuoto di potere causato da Tangentopoli.

Eppure il ragionamento è semplicissimo:

  • niente agricoltura industriale, niente agromafie;
  • niente agricoltura industriale, niente caporalato;
  • niente agricoltura industriale, niente chiusure di piccole aziende agricole;
  • niente agricoltura industriale, niente arricchimento per multinazionali e grande distribuzione organizzata;
  • niente agricoltura industriale, niente evasione contributiva;
  • niente agricoltura industriale, niente schiavitù del debito per i braccianti stranieri;
  • niente agricoltura industriale, niente violazioni dei diritti umani;
  • niente agricoltura industriale, niente violazioni delle normative igienico-sanitarie, sia sull’ambiente di lavoro, sia negli alloggi dei braccianti (la vicenda di Mondragone e dei mattatoi tedeschi sono altamente eloquenti al riguardo);
  • niente agricoltura industriale, niente pesticidi e fertilizzanti che inquinano acque marine ed interne e sono nocivi per la salute;
  • niente agricoltura industriale, niente danni al turismo, sia sotto forma di proliferazioni algali, sia sotto forma di deprezzamento del valore degli immobili nei quartieri abitati dai braccianti stranieri;
  • niente agricoltura industriale, niente perdita di biodiversità;
  • niente agricoltura industriale, niente consumi idrici elevatissimi;
  • niente agricoltura industriale, niente altissime emissioni climalteranti (per chi crede alla relativa narrazione);
  • niente agricoltura industriale, niente serre che impermeabilizzano il territorio amplificando gli effetti degli eventi meteorologici estremi (come dimostrano le voragini che si crearono sulla SS 148 a fine novembre 2018, nonché gli allagamenti di alcune cittadine della pianura pontina).

Di tutto ciò i candidati alle elezioni comunali (e la magnifica stampa locale parte del problema) non ne parlano.

Neanche quelli che propongono un minimo di programmazione.

Già, perché ostinarsi a rilevare la presenza di stafilococchi e streptococchi (tra l’altro assenti da anni) e non cercare pesticidi e fertilizzanti significa essere, e continuare a voler essere, al di fuori del mondo.

Tra l’altro, ancora non riusciamo a capacitarci di come i vertici di un’associazione abbiano assegnato determinati riconoscimenti alla nostra città, nonostante il parere contrario espresso dalla base associativa da loro stessi consultata nel maggio del 2015 (carta canta, abbiamo conservato le e-mail).

Un’altra questione totalmente inevasa è quella relativa al dissesto idrogeologico ed al contrasto dei fenomeni naturali violenti ed alle calamità naturali.

I nostri magici candidati (e la magnifica stampa locale parte del problema) non ne parlano.

Come si vogliono ridurre gli effetti sul territorio degli eventi atmosferici?

Dobbiamo continuare a vedere acquirenti di ville in campagna che fanno sparire le fasce frangivento perché gli eucalipti sporcano i loro bei giardini?

Le fasce frangivento si chiamano in questo modo perché hanno una funzione ben precisa: rallentare la velocità del vento.

Il nostro è un territorio soggetto a trombe d’aria. Tre sono stati gli eventi calamitosi negli ultimi anni: a novembre 2017 a Borgo Hermada e San Vito, ad ottobre 2018 la tromba d’aria che ha colpito il centro della città e a settembre 2017 il Tornado che si è abbattuto sul litorale, con l’improvviso malfunzionamento della tuta del pilota che avrebbe potuto provocare centinaia di vittime tra gli spettatori.

Anche su quest’ultimo punto (il Tornado ed il malfunzionamento della tuta che non verrà MAI ammesso dai datori di lavoro del pilota), da altre persone che cercano di proporre un minimo di programmazione non abbiamo letto alcuna denuncia ben specifica sul rischio (in termini di vite umane) di certi eventi, a parte un comunicato stampa sul “fare gli sfollati”.

Il Tornado ci porta poi, automaticamente, a formulare altre domande: di quale tipo di turismo vuole continuare a vivere la nostra città?

Del turismo degli eventi che stressano la popolazione ed il traffico?

Del turismo pensato e progettato solo per far venire bagnanti in automobile, come abbiamo già spiegato qui: https://terracinasocialforum.wordpress.com/2019/08/27/il-turista-che-viene-senzauto-e-un-turista-che-decongestiona?

Di queste specifiche questioni, tra i candidati (e nella magnifica stampa locale parte del problema), non ne parla nessuno.

Tranne una candidata, che noi voteremo con entusiastica convinzione, perché è l’unica veramente credibile.

Si chiama Bianca.

Bianca Scheda.

Marco Villa

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