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Arrestato a 95 anni: il procedimento giudiziario della Corea del Sud contro un leader religioso suscita preoccupazione a livello internazionale

Un illustre studioso definisce la situazione “una macchia sulle credenziali democratiche della Corea del Sud”, mentre il ministro della Giustizia esprime un giudizio anticipato su un caso ancora in corso

La Redazione
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• Un uomo di 95 anni dietro le sbarre con l’accusa di aver partecipato alle attività di un partito politico senza ricorrere alla violenza

• Un alto funzionario cita pubblicamente le Scritture per condannare una minoranza religiosa

• La detenzione sarebbe in violazione delle Regole di Mandela delle Nazioni Unite e dei principi del WGAD

Si stanno moltiplicando le critiche internazionali riguardo alla detenzione e al procedimento giudiziario a carico del presidente Lee Man-hee, il 95enne leader della Chiesa di Gesù Shincheonji, e alle recenti dichiarazioni pubbliche del ministro della Giustizia sudcoreano, Jeong Seong-ho.

Il 30 giugno, il ministro Jeong ha annunciato sul proprio account social che il presidente Lee era stato incriminato mentre si trovava in stato di detenzione, scrivendo che «è inevitabile una severa punizione penale commisurata alla sua responsabilità». Ha concluso il post citando Matteo 7:15: «Guardatevi dai falsi profeti». Shincheonji  Chiesa di Gesù è una confessione cristiana fondata in Corea del Sud nel 1984. 

Il ministro della Giustizia Jeong Seong-ho ha scritto, il giorno della formulazione dell’accusa, che «una severa pena penale è inevitabile», concludendo con Matteo 7:15. Il dottor Introvigne ha definito questa affermazione un pregiudizio sull’esito del processo prima ancora che questo abbia avuto luogo.

Il dottor Massimo Introvigne, sociologo italiano della religione, ha pubblicato due articoli sulla rivista Bitter Winter, dedicata alla libertà religiosa e ai diritti umani, in cui affronta questa situazione: il primo, del 24 giugno 2026, in cui critica la detenzione del presidente Lee al momento del suo arresto; e il secondo, del 2 luglio 2026, in cui formula critiche dettagliate alle dichiarazioni pubbliche del ministro Jeong. 

■ Arresto del presidente novantacinquenne: «L’incarcerazione di un anziano leader religioso viola gli standard internazionali»

Il presidente Lee è stato posto in stato di fermo il 24 giugno con l’accusa, tra le altre, di violazione della legge sui partiti politici, ed è stato formalmente incriminato il 30 giugno mentre era ancora in stato di detenzione. Gli investigatori sostengono che, tra luglio 2021 e gennaio 2024, Lee abbia organizzato l’iscrizione di circa 50.000 membri di Shincheonji al People Power Party (PPP) nel tentativo di influenzare le primarie presidenziali e parlamentari del partito. 

Il dottor Introvigne ha sostenuto che la detenzione di un anziano leader religioso per un caso che non comporta violenza o altri reati gravi non rispetta i criteri di proporzionalità richiesti dalle Regole minime standard delle Nazioni Unite per il trattamento dei detenuti (le «Regole di Mandela») e dai principi enunciati dal Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria. 

Il sociologo Massimo Introvigne, in un articolo pubblicato su Bitter Winter, ha descritto la situazione come «una macchia sulle credenziali democratiche della Corea del Sud».

Ha collegato il caso a quello di Han Hak-ja, l’ottantatreenne leader della Chiesa dell’Unificazione (Federazione delle Famiglie per la Pace Mondiale e l’Unificazione), che era detenuta in relazione a un altro caso, avvertendo che «non si tratta di una questione limitata a un singolo gruppo religioso: sta emergendo una tendenza in cui la detenzione fisica viene ripetutamente utilizzata contro leader religiosi anziani».

Subito dopo l’arresto, Shincheonji Chiesa di Gesù ha risposto affermando che «il presidente Lee e la chiesa hanno collaborato pienamente in ogni fase delle indagini, comprese le operazioni di perquisizione e sequestro», definendo l’arresto «di fatto una punizione fisica inflitta a un indagato di 95 anni». 

■ Le dichiarazioni pubbliche del ministro della Giustizia rivolte contro una specifica religione: «Un conflitto con la neutralità dello Stato»

Ciò che il dottor Introvigne ha ritenuto particolarmente preoccupante è stata la tempistica della dichiarazione del ministro Jeong. Jeong ha lanciato il suo appello pubblico a favore di una “severa punizione penale” proprio il giorno in cui il presidente Lee è stato formalmente incriminato mentre si trovava in stato di detenzione. Introvigne ha osservato che quando il funzionario che sovrintende al sistema giudiziario e alla procura dichiara pubblicamente la necessità di una punizione proprio all’inizio di un procedimento, si corre il rischio che ciò venga interpretato come un pregiudizio sull’esito del caso.

Il dottor Introvigne ha inoltre sottolineato che l’uso, da parte di un funzionario pubblico, di un versetto biblico che potrebbe mettere l’imputato in cattiva luce potrebbe entrare in conflitto con il principio statale di neutralità religiosa. Poiché le dichiarazioni pubbliche di un ministro della Giustizia in carica rischiano di essere interpretate come qualcosa di più di una semplice opinione personale — di fatto come la posizione ufficiale del governo — egli ha sostenuto che tali osservazioni richiedono una cautela ben maggiore. 

■ La questione centrale sarà se vi sia stata coercizione

La questione giuridica al centro del caso non è che i membri abbiano aderito a un partito politico, ma se siano stati costretti a farlo. Secondo i pubblici ministeri, le prove indicano una campagna organizzata di iscrizione forzata, mentre Shincheonji Chiesa di Gesù sostiene che i membri non siano stati costretti con la forza o tramite direttive. 

Il dottor Introvigne ha previsto che il processo verterà sulle prove e sul ragionamento giuridico utilizzati per dimostrare la coercizione. Ha sostenuto che «queste accuse rischiano di criminalizzare la normale partecipazione civica semplicemente perché gli individui appartengono a una minoranza religiosa», aggiungendo che «i membri di Shincheonji, come qualsiasi altro cittadino sudcoreano, hanno il diritto di iscriversi a un partito politico e di sostenere un candidato». 

■ “Una macchia sulle credenziali democratiche della Corea del Sud”

La detenzione di leader religiosi da parte della Corea del Sud è diventata un banco di prova per gli standard internazionali in materia di libertà religiosa.

Il dottor Introvigne ha affermato che il caso è seguito con grande attenzione negli ambienti internazionali che si occupano di libertà religiosa, non solo come questione di colpevolezza o innocenza di un singolo gruppo religioso, ma come banco di prova per verificare «se uno Stato democratico applichi gli stessi standard di Stato di diritto e diritti umani ai gruppi religiosi controversi o classificati come minoranze».

Se le dichiarazioni di alti funzionari governativi sembrano influenzare l’indipendenza giudiziaria, il diritto di un imputato a una difesa o la libertà politica dei credenti, il danno va oltre l’equità di un singolo caso: può minare la fiducia nell’impegno dello Stato nei confronti dello Stato di diritto e dei diritti umani. Una vera democrazia, ha affermato, deve garantire ai gruppi minoritari le stesse procedure e gli stessi diritti di cui godono tutti gli altri.

Il dottor Introvigne ha descritto la situazione come «una macchia sulle credenziali democratiche della Corea del Sud» e ha affermato che si tratta di «una questione alla quale il mondo dovrebbe prestare attenzione». 

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