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Qualche risposta a domande e dubbi comuni sull’home schooling in Italia

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Stai pensando di provare l’istruzione parentale per i tuoi bambini e, cioè, di lasciare che studino e si formino al di fuori dei più tradizionali percorsi scolastici? Non sei solo: solo nel 2020 c’erano circa 15mila famiglie italiane che avevano optato per l’home schooling e, sebbene manchino dati più recenti, non è difficile immaginare come questo numero sia aumentato nel tempo. Per molti versi, infatti, l’istruzione parentale è una soluzione flessibile, che permette di gestire in maniera più personalizzata tempi e modi per l’educazione dei figli e meglio si adatta per questo ai ritmi frenetici delle nuove famiglie. Se quello che stai cercando sono informazioni dettagliate su requisiti, scadenze, moduli e documenti necessari per fare richiesta di home schooling, trovi tutto facilmente in Rete a pagine come https://www.scuolaonline.com/2022/01/23/homeschooling-requisiti/. Quello che proveremo a fare di seguito è, invece, rispondere alle più comuni domande e ai più comuni dubbi sull’istruzione parentale. 

Istruzione parentale in Italia: qualche risposta ai principali dubbi

Come se è davvero legale in Italia. La risposta breve è sì e come diretta conseguenza non ci sono rischi per i genitori che decidono di non mandare i figli a scuola perché impegnati in un percorso di istruzione parentale. La risposta più articolata, invece, non può non tenere conto del fatto che è la Costituzione a parlare esplicitamente solo di un dovere in capo ai genitori di provvedere all’educazione dei figli e che più volte l’apposito Ministero è intervenuto con circolari e ordinanze a dirimere la questione. Sono queste stesse ordinanze e circolari che chiariscono chi e come può accedere all’istruzione parentale. Essenzialmente non sono richiesti requisiti particolari né alla famiglia né agli alunni: questo vuol dire sia che non serve che i genitori abbiano una qualche esperienza pregressa nel campo dell’insegnamento perché possano dedicarsi all’homeschooling per esempio e sia che formalmente si può studiare “a casa” fino a termine dell’obbligo scolastico (e oltre). Genitori e tutori dell’alunno devono semplicemente poter dimostrare di avere i mezzi personali e/o economici per dedicarsi alla formazione dello stesso. 

Come si fa home schooling nella pratica? Ogni famiglia sceglie la formula che più viene incontro alle proprie esigenze e, cosa più importante, ai bisogni formativi del bambino: questo vuol dire che lo si può affidare a tutori e insegnanti privati, per esempio, o lo si può fare partecipare ad attività didattiche come quelle della scuola nel bosco o della scuola di quartiere dedicate ai più piccoli. L’unico limite è in questo senso poter dimostrare che il piano formativo a cui si è pensato per il proprio bambino sia aderente con linee guida, tabelle e previsioni ministeriali per il grado d’istruzione corrispondente. Chi lo verifica? In linea teorica le scuole del territorio, e in particolare quella a cui si è rivolta domanda di homeschooling, potrebbero farlo attraverso il loro corpo docente. Più realisticamente che il bambino abbia sviluppato le giuste conoscenze e competenze viene verificato alla fine di ogni anno scolastico attraverso un apposito esame di idoneità. L’ultimo serve anche nel caso in cui non si voglia più procedere con l’istruzione parentale ma far rientrare i propri figli in percorso scolastici standard, scegliendo per il nuovo anno scolastico un istituto del territorio a cui iscriversi.

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