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Sabato 6 aprile incontro con la Prof.sa M. Beatrice Ligorio, prof. Ordinario dell’università di Bari

La “dieta” tecnologica: come, quanto e perché usare o impedire l’uso delle tecnologie

| Categoria: Comunicati Stampa
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Quello che sappiamo da secoli è che le tecnologie cambiamo le persone.

Dopo aver adottato le tecniche dell’agricoltura siamo diventati diversi dai cacciatori e raccoglitori che eravamo.
La macchina a vapore, l’elettricità, la lavatrice, la televisione, … ci hanno cambiato ancora.

Lo smartphone sempre connesso è stato introdotto solo 10 anni fa.  I social media sono nati circa 15 anni fa. I video giochi hanno qualche anno in più. Queste nuove tecnologie ci hanno cambiato? Hanno cambiato i nostri ragazzi? Come ci hanno cambiato e come ci cambieranno ancora?

I cambiamenti non sono negativi in sé. Ma nei momenti di transizione sembrano spesso negativi. Platone pensava che l’introduzione della scrittura avrebbe rovinato gli uomini.

Allora come prendere ciò che è buono e scartare ciò che danneggia? Perché ciò che ci danneggia esiste e lo vediamo ogni giorno.

I media digitali non sono oggetti come gli altri. Sono diversi anche da altre tecnologie, come la lavatrice o il microonde, con cui interagiamo quotidianamente. Questo perché il loro uso modifica nel profondo non solo i comportamenti dei nostri figli, ma anche la loro mente.  - Giuseppe Riva, - La solitudine dei nativi digitali, - La repubblica.

Una delle modifiche più negative risulta essere l’analfabetismo emotivo. I nostri ragazzi davanti ai cellulari non imparano a riconoscere e a regolare le emozioni.
Perché?

Perché le emozioni si trasmettono attraverso il corpo.

Il prof. Caruana, che è stato nostro ospite il 23 novembre 2018, ci ha spiegato che i neuroni specchio ci consentono di vedere e soprattutto “provare” ciò che sta provando il nostro interlocutore. Quando il nostro amico piange e ci racconta le sue disavventure si accendono anche i nostri neuroni della tristezza e del lutto. In presenza di una persona felice o arrabbiata anche noi proviamo gioia e rabbia; riconosciamo e sentiamo la gioia e la rabbia e agiamo di conseguenza.
Ma le nuove tecnologie hanno sottratto i corpi dalla comunicazione. Comunichiamo, ma i corpi assenti non comunicano le emozioni.

Forse è per questo che i ragazzi si prendono e si lasciano attraverso messaggini e non in presenza.
Forse è per questo che c’è una ricerca di emozioni sempre più estreme.

Un altro danno è sicuramente il fatto che le nuove tecnologie stanno creando nuove dipendenze. Ci sono ragazzi che rimangono chiusi nella loro stanza per giorni interi a chattare e a giocare ai videogiochi.

Questo è un problema più raro, ma anche più serio. E cominciano a nascere nuovi specialisti che si occupano di queste patologie. In questo caso il nostro compito di Festival delle emozioni è quello della messa in guardia e delle prevenzione.

Si avanzano anche problematiche di tipo fisico: la luce blu degli schermi impedisce il formarsi della melatonina e la melatonina favorisce il sonno. Poca melatonina, poco sonno.

Ma le tecnologie non sono in sé negative. Non vogliamo certo tornare ad una società senza energia elettrica o senza televisore.

Allora la soluzione non può essere che la “dieta”.

Quando eravamo cacciatori e raccoglitori passavamo tutta la giornata a cercare il cibo. Dopo che abbiamo imparato a produrre il cibo e a produrlo industrialmente non passiamo tutto il giorno a mangiarlo. Anzi abbiamo avuto necessità di introdurre la dieta.

E la soluzione ai problemi connessi con l’uso delle nuove tecnologie non può essere che una “dieta tecnologica”. Il punto è quello di non permettere alle nuove tecnologie di interferire con il sonno, con lo studio e con la vita familiare. E bisogna farlo con la negoziazione, con l’educazione e con l’esempio.

Questo e altro ancora nell’incontro con la Prof.sa M. Beatrice Ligorio sabato 6 aprile.

Prof. Giuseppe Musilli

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