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Terracina è una città imperialista?

Comunicato stampa Terracina Social Forum

| di Marco Villa
| Categoria: Comunicati Stampa | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Pare che a La Fiora, frazione di Terracina, sarà aperto un nuovo CAS (centro di accoglienza straordinaria per migranti), e subito si sono scatenate le polemiche.

Noi non riusciamo a capire.

Ci siamo posti delle domande.

È una questione di razzismo?

Non ci pare.

Terracina e l’Italia sono piene di stranieri.

Addirittura, sul nostro territorio nazionale ospitiamo circa 15.000 stranieri (se il dato è corretto) che sono armati fino ai denti, con elicotteri, aerei, navi a propulsione nucleare, persino con bombe atomiche, eppure pochissimi si lamentano della loro presenza. Si trovano anche vicino Terracina: spesso, infatti, attraccano a Gaeta.

Soprattutto, non se ne lamentano coloro che si fanno un vanto dell’italianità. Ci riferiamo ai politici di Fratelli d’Italia, che si autodefiniscono “patrioti”, e ai politici della Lega, che dello slogan “Prima gli italiani” hanno fatto un ritornello ormai noiosissimo.

Appurato che tali stranieri, presenti sul nostro territorio nazionale, non sono sgraditi, ci siamo chiesti quale sia il motivo per cui sono ben accolti.

Forse perché, con un approccio provinciale (non solo a livello locale, ma anche a livello nazionale), abbiamo bisogno di cani da guardia che ci proteggano?

«Lo dico a papà!».

Ma... sono loro che proteggono noi, o noi che proteggiamo loro?

O, meglio, ci proteggono o ci sfruttano?

In ogni caso, sono stranieri non sgraditi.

Poi abbiamo i tanti turisti russi che hanno comprato casa dalle nostre parti.

Anche questi ultimi sono graditi.

Quindi abbiamo tantissimi stranieri di due precise nazionalità ben presenti sul nostro territorio che non sono sgraditi.

Non è quindi una questione di razzismo.

Allora perché alcune nazionalità non sono gradite?

Escluso il razzismo, l’unica spiegazione possibile è il “censo”: se sei ricco ti accolgo, se sei povero non ti voglio. Una forma di discriminazione legata al benessere.

Ma anche questa spiegazione ci lascia insoddisfatti.

Dalle nostre parti, infatti, ci sono anche tantissimi stranieri poveri, eppure vengono accettati tranquillamente.

Perché?

Ci riferiamo alla foltissima comunità di indiani sikh, dai quali siamo stati letteralmente “invasi” nel corso di pochissimi anni, in quanto lavorano come braccianti nel settore agricolo.

Prima di tutto, perché ciò si è verificato?

Analizziamo il settore nella sua filiera: come molti sapranno, la produzione finisce soprattutto al mercato ortofrutticolo di Fondi oppure in Germania.

Apriamo una parentesi: gli operatori del settore, per sfatare i dubbi circa la qualità dei loro prodotti, si trincerano proprio dietro al fatto che parte della produzione va in Germania: «I tedeschi sono esigenti in fatto di qualità e di controlli». Già, così esigenti che si è visto soprattutto con lo scandalo Volkswagen. Ormai si sono “napoletanizzati” anche i tedeschi, solo che la cattiva fama ce l’abbiamo solo noi italiani...

Chiusa la parentesi, chi si arricchisce dal settore agricolo locale?

Multinazionali, grande distribuzione organizzata, mafie e caporalato.

Agli indigeni rimangono le briciole; tra l’altro, la stragrande maggioranza della manodopera non è italiana.

Lo ripetiamo: perché tutto ciò si è verificato ed in così breve tempo?

La produzione, come detto, va a Fondi.

Uno dei più influenti politici locali ha iniziato come poliziotto, poi è transitato per i servizi segreti e successivamente ha avuto una fulgida e rapidissima carriera politica.

Il passaggio nei servizi segreti, secondo noi, è stato decisivo.

Facciamo un passo indietro.

L’apertura di un CAS viene stabilita dalla Prefettura, organo territoriale del governo, di conseguenza tutto avviene nell’ambito della legalità. Decisione governativa resa esecutiva sul territorio da chi lo rappresenta a livello burocratico-amministrativo.

Lo sviluppo dell’agricoltura industriale nel nostro territorio, invece, non è stato una decisione governativa.

Dato che abbiamo parlato di servizi segreti, è stata più che altro opera del cosiddetto deep state, cioè lo Stato profondo, quella realtà che opera sia al di fuori che all’interno degli ambienti governativi, andando a coinvolgere nelle decisioni realtà esterne al governo stesso, inteso in senso stretto: multinazionali, finanza, media, forze armate, servizi segreti, con la manovalanza mafiosa alla quale di solito viene lasciato il compito di effettuare il lavoro sporco.

Per intenderci, quando il deep state (preferiamo usare la terminologia anglosassone, così il discorso diventa più chiaro ed intellegibile) decide di creare uno Stato satellite al centro del Mediterraneo, arma e finanzia Garibaldi, gli copre le spalle con navi da guerra mentre sbarca a Marsala, gli favorisce l’avanzata prendendo contatti con l’aristocrazia ed i mafiosi locali, anche perché il deep state è già presente nell’isola in quanto sfrutta i giacimenti siciliani di zolfo. Non a caso, a Bronte vengono fucilati 5 braccianti, a pochi passi dai possedimenti agricoli degli eredi dell’ammiraglio Nelson, il vincitore di Trafalgar.

Quando il deep state, 83 anni dopo, decide di invadere la Sicilia, si rivolge a Cosa Nostra per incontrare meno ostacoli ed essere agevolato nella sua avanzata.

Quando il deep state nel 1999 decide di invadere il Kosovo per impadronirsi delle ricchissime miniere di Trepca, inventa fosse comuni e persecuzioni razziali, arma e finanzia i mafiosi locali e procede.

Quando il deep state nel 2001 decide di invadere l’Afghanistan perché i talebani hanno vietato la coltivazione dei papaveri da oppio, materia prima fondamentale per i profitti di Big Pharma, prima uccide chi potrebbe ostacolare i suoi piani, cioè il generale Ahmad Shah Massoud, il “leone del Panshir”, poi si allea con alcuni dei “signori della guerra” locali ed infine procede.

Il generale Massoud ci ricorda un po’ Giulio Andreotti e Bettino Craxi, spariti dalla scena politica italiana nel 1992...

Quindi, ricapitolando, lo sviluppo dell’agricoltura industriale nel nostro territorio è stata una decisione del deep state.

Serviva però una componente fondamentale.

L’ex palude pontina, infatti, è stata spesso sede di esperimenti. La bonifica è stata un grande esperimento riuscito al quale ne è seguito un altro: smaltire l’azoto presente nell’arsenale chimico dopo la fine della prima guerra mondiale utilizzandolo come componente fondamentale dei fertilizzanti.

Successivamente, qualche decennio dopo, è diventato fondamentale ridurre il più possibile le spese della manodopera per essere competitivi sui mercati internazionali.

Dopo alcuni esperimenti falliti con braccianti provenienti dal Maghreb, si è trovata un’etnia docile, quella sikh, che si è aggiunta a degli imprenditori che per ragioni socio-politiche (fatta eccezione per i focosi provenienti dall’Emilia Romagna) non sono soliti mettere in discussione il potere costituito. Si è così creato un mix straordinario che ha favorito l’espansione dell’agricoltura industriale. Con il grosso dei profitti, lo ribadiamo, che sono finiti invariabilmente al di fuori del nostro territorio, a multinazionali, grande distribuzione organizzata, mafie e caporali.

Quindi, torniamo alle presenze di stranieri sul territorio: che cosa rende accettabili le migliaia di indiani, mentre rende intollerabili poche decine di migranti?

La risposta che ci siamo dati è che gli indiani lavorano.

In altre parole, finche gli stranieri sono forti militarmente, va tutto bene.

Finché sono ricchi come i turisti russi, va tutto bene.

Finche sono “schiavi” da sfruttare come gli indiani nei campi, va tutto bene.

Ma quando si tratta di poche decine di migranti che non vengono per lavorare, NON VA BENE.

A questo punto sorge spontanea la domanda: Terracina è una città imperialista?

Marco Villa

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