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Chi tocca Marco Omizzolo tocca il Terracina Social Forum

Comunicato stampa Terracina Social Forum

| di Marco Villa
| Categoria: Comunicati Stampa | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Titolo forte, che ora spieghiamo.

Marco Omizzolo, residente a Sabaudia, si laurea in Sociologia e per acquisire un Dottorato di ricerca si finge indiano e va a lavorare nelle aziende agricole del territorio pontino.

Così facendo scopre tutta una serie di ingiustizie: evasione fiscale, evasione contributiva, norme che tutelano la sicurezza sul lavoro calpestate, manovalanza straniera sfruttata, costretta a fare un passo indietro e ad abbassare la testa quando deve parlare col datore di lavoro, caporalato, presenze mafiose, utilizzo di sostanze nocive per l’ambiente e per la salute di chi le adopera, ecc., ecc.

Quell’esperienza gli cambia la vita e lo fa diventare una risorsa inestimabile del nostro territorio.

Diventa, infatti, un intellettuale, una persona che critica i propri tempi perché è più avanti rispetto ai propri tempi.

Un’evoluzione moderna di Pier Paolo Pasolini. Quest’ultimo, infatti, viene ricordato anche per un famoso articolo giornalistico intitolato “Io so”.

Ecco, Marco Omizzolo è l’evoluzione di Pasolini perché non si limita a dire “Io so”, il che, di per sé, è già un lavoro encomiabile, perché vuol dire che si informa. No, Marco Omizzolo va oltre: “Io so e racconto”.

Nel frattempo, diventa responsabile del Circolo Legambiente di Sabaudia e porta queste tematiche all’interno della sua associazione, sia a livello locale che a livello nazionale, coinvolgendola in più di una battaglia, ma senza arrivare ad avere pieno successo.

Pieno successo nell’associazione, non nella società esterna.

Tanto che abbandona l’associazione e prosegue, da intellettuale, il suo lavoro di ricerca, redigendo studi sociologici, diventando collaboratore di varie testate giornalistiche, istituendo InMigrazione, una cooperativa sociale che si occupa di accoglienza per i migranti.

Con InMigrazione, dopo un lavoro durato vari anni, pubblica un’inchiesta che rivela come i braccianti indiani siano costretti a doparsi con metanfetamine pur di reggere gli estenuanti ritmi di lavoro nelle campagne.

Proseguendo nella sua attività, in collaborazione con la FLAI CGIL organizza il primo sciopero dei braccianti indiani, avvenuto in provincia di Latina nel 2016. In seguito a quello sciopero, gli imprenditori agricoli locali sono costretti ad aumentare le paghe dei lavoratori e a riconoscere condizioni lavorative più dignitose.

Ma il lavoro di Marco Omizzolo non si ferma qui: forma una rete di attivisti, intellettuali, sindacalisti, giornalisti e sociologi che accendono un faro sulle condizioni di lavoro disumane del settore dell’agricoltura industriale in tutta Italia, ottenendo anche un ottimo risultato quando il legislatore inasprisce le pene per il reato di caporalato, grazie anche alla collaborazione e al coinvolgimento dell’associazione antimafia Libera.

Ovviamente, tutto questo lavoro non piace a chi vive di agricoltura industriale nella pianura pontina, e quindi cominciano le prime intimidazioni: volantini diffamatori, danni provocati alla sua automobile, fino all’ennesimo atto avvenuto recentemente, con tutte le gomme della sua auto bucate, i finestrini infranti e danni al cofano.

Intimidazioni Marco Omizzolo ne ha ricevute anche dai tifosi del Latina Calcio, quando, insieme con Roberto Lessio, sul Manifesto ha pubblicato vari articoli sulle illegalità finanziarie che avvenivano in tale società sportiva, nonché sullo strano mondo affaristico-politico che ruotava attorno ad essa.

Pochi sanno, poi, che Marco Omizzolo ha ricevuto intimidazioni anche da alcuni eritrei per degli articoli che ha scritto, sempre insieme con Roberto Lessio, sul loro Paese. Qui, a nostro avviso (e glielo abbiamo anche comunicato), Marco Omizzolo ha sbagliato perché, nel descrivere la realtà eritrea, ha sottovalutato la situazione politica internazionale, che vede lo Stato africano all’interno di una sorta di “linea di faglia” della Guerra Fredda. In estrema sintesi, Isaias Afewerki è uno dei tanti presidenti che non piacciono a Washington e quindi vengono etichettati come “dittatori” dall’informazione mainstream. Affermazione tutta da verificare.

Ma quest’ultimo è un altro discorso. Ciò che ci preme sottolineare è come Marco Omizzolo abbia aperto una strada, ricoprendo un ruolo da vero intellettuale e creando una figura di “moderno ambientalista”.

A nostro avviso, infatti, non è moderno ambientalismo far venire Goletta Verde nel nostro territorio e non far analizzare il livello di inquinamento da pesticidi e fertilizzanti delle nostre acque, marine ed interne.

Non è moderno ambientalismo scagliarsi contro un impianto di mitilicoltura che ancora non esiste, e che quindi non può ancora arrecare danni all’ambiente, e dimenticarsi o tralasciare i danni che fa, da decenni, l’agricoltura industriale nel nostro territorio.

Non è moderno ambientalismo dichiarare di volersi prendere cura delle aree verdi urbane, e poi fare finta di nulla quando a Borgo Hermada sui giardini pubblici viene realizzata una colata di cemento per avere la pista da ballo per le sagre di paese e le feste dei partiti politici, anzi, di UN partito politico.

Non è moderno ambientalismo organizzare giornate di pulizia delle spiagge che dopo qualche mese saranno di nuovo sporche come prima, non è moderno ambientalismo spegnere le luci per un’ora o illuminarsi di meno, ripetendo pedissequamente tali iniziative anno dopo anno come se fossero la panacea di tutti i mali del pianeta, quando in realtà i problemi rimangono tutti sul tappeto. Anzi, è solo un po’ di sporcizia quella che finisce sotto il tappeto.

Non è moderno ambientalismo pensare che i problemi ecologici possano essere risolti con le collaborazioni con aziende private o, peggio ancora, con colossi industriali italiani se non addirittura con multinazionali. L’ambiente può e deve essere tutelato soprattutto dal pubblico, se si vuole veramente avere la speranza di difenderlo.

Analogamente, non è moderno ambientalismo portare avanti lo slogan “Chi inquina paga”. Lo slogan dev’essere solo ed esclusivamente “È assolutamente vietato inquinare”.

Non è moderno ambientalismo trascurare quelle che sono le vere fonti primarie di inquinamento e di danni all’ambiente, cioè le guerre ed i militari. Su questo punto ci siamo già espressi (https://terracinasocialforum.wordpress.com/2017/03/10/i-peggiori-inquinatori-sono-i-militari-sia-in-tempo-di-guerra-che-in-tempo-di-pace), per cui non ci ripetiamo ora.

Non è moderno ambientalismo lavorare solo per dare visibilità all’associazione: lo diceva già Max Weber qualche decennio fa che le organizzazioni nascono con degli scopi, in genere indicati nell’articolo 2 dello Statuto, ma dopo breve tempo il loro obiettivo principale diventa il mantenimento della struttura stessa, al di là delle finalità sociali.

Non è moderno ambientalismo, pertanto, organizzare flash mob per dare visibilità all’associazione durante la campagna elettorale per il referendum contro le trivelle, quando il vero obiettivo è raggiungere il quorum e quindi si deve fare una campagna casa per casa per portare elettori alle urne.

Non è moderno ambientalismo limitarsi alla critica dell’utilizzo dei pesticidi, a volte anche con toni da “talebani”, e non parlare del settore dell’agricoltura industriale nel suo complesso, in tutta la sua filiera, con i vari danni che arreca all’intera società (presenza delle mafie, caporalato, sfruttamento della manodopera straniera, violazione dei diritti umani, danni al turismo, prodotti agricoli di scarsissima qualità se non addirittura dannosi per la salute, sparizione delle piccole aziende agricole, violazione di norme in materia fiscale, contributiva e di sicurezza sul lavoro, ecc., ecc. Senza considerare i braccianti stranieri che a volte dormono in casolari di campagna privi di acqua, gas, luce e servizi igienici. O senza considerare l’evasione fiscale in materia di tassa di registro per le abitazioni che vengono affittate alla manovalanza straniera).

Non è moderno ambientalismo non intervenire davanti a speculazioni che violano norme urbanistiche come quelle relative alla realizzazione di vari megastore: noi sui nostri volantini abbiamo scritto che ci sono 10 supermercati ogni 2 abitanti, ma nessuno ci ha seguito dandoci ragione (https://terracinasocialforum.files.wordpress.com/2017/07/bb-lato-b2.jpg). Senza considerare che nel volantino parliamo delle prossime speculazioni nel settore turistico (100 alberghi ogni 3 turisti) che sicuramente piaceranno anche alle mafie, come evidenziato dalla relazione della Commissione Parlamentare Antimafia: https://www.ilmessaggero.it/latina/l_antimafia_conferma_le_presenze_pontine_dei_clan_allarme_su_formia_troppe_slot-3565410.html.

Una figura come Marco Omizzolo ha messo in risalto, con il suo lavoro e le sue attività, tutte queste contraddizioni dell’universo ambientalista, ma non solo.

Anche la politica ha responsabilità enormi.

Ci riferiamo alla politica locale soprattutto, dato che a livello nazionale qualche piccolo passo in avanti è stato fatto, come abbiamo già evidenziato parlando dell’inasprimento delle pene per il reato di caporalato.

In occasione dello sciopero dei braccianti indiani del 2016, alcuni imprenditori agricoli hanno reagito, con stizza, buttando diserbanti nelle serre.

La politica locale, in seguito a tali eventi, ha espresso solidarietà solo nei confronti degli agricoltori: i diritti dei lavoratori stranieri quasi non esistevano. Info qui: https://www.latinacorriere.it/2016/04/21/sciopero-dei-braccianti-riflessioni-proposte-dei-candidati-sindaco-terracina/.

D’altronde, eravamo nel pieno della campagna elettorale per le amministrative e gli indiani non votano...

In seguito all’ultimo atto intimidatorio ai danni di Marco Omizzolo, ovviamente non è arrivata alcuna solidarietà da parte di quei partiti che ritengono prioritari gli interessi dell’agricoltura industriale, portatrice di voti, consensi e finanziamenti in campagna elettorale.

Ma, per l’ennesima volta, registriamo anche l’assordante silenzio, sulla questione, da parte dei casaleggiani, sia a livello locale, sia a livello nazionale.

Eppure uno dei loro principali esponenti locali l’avevamo avvertito, qualche mese fa: «Perché continuate a lasciare solo Marco Omizzolo? Il contrasto alle mafie lo fate solo a parole?».

Non è un bel segnale.

Yuhu, c’è nessuno?

O forse bisogna inoltrare richiesta scritta in carta da bollo alla Casaleggio & Associati?

Un altro segnale che ci ha lasciati veramente basiti è stata la risposta di un esponente delle forze dell’ordine nonché elettore casaleggiano. Parlava dei problemi che comporta il fermare extracomunitari non in regola con il permesso di soggiorno, perché poi le procedure di espatrio sono molto impegnative. Alla nostra domanda: «Perché fermate e controllate gli indiani e non fate invece controlli nelle aziende agricole per verificare se vengono rispettate le normative fiscali, contributive, igienico-sanitarie, se agli indiani vengono sequestrati i passaporti trasformandoli in schiavi, se esiste il caporalato, ecc.?», la risposta è stata: «Ma così dovremmo toccare poteri forti!».

Tradotto: se la base elettorale è questa, i casaleggiani non contrasteranno MAI i poteri forti.

In bocca al lupo, Italia.

Marco Villa

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