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La finalità dei partiti “xenofobi”

| di Marco Villa
| Categoria: Comunicati Stampa | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Il candidato della Lega Matteo Salvini la settimana scorsa è venuto in visita nella nostra città per una tappa della sua campagna elettorale.

Si è recato presso gli operatori degli stabilimenti balneari e presso i pescatori.

Categorie che, in base alle sue analisi, porteranno voti alla sua compagine elettorale.

Matteo Salvini si è guardato bene dal fare una visita a sorpresa nelle tante aziende agricole presenti sul territorio del nostro Comune e dei paesi limitrofi, per verificare di che nazionalità sono i braccianti agricoli.

Prima gli italiani?

Inoltre, avrebbe potuto verificare se gli stessi braccianti godono di tutte le tutele, OBBLIGATORIE, previste dalla legge in materia assicurativa, pensionistica e di salvaguardia della salute sui posti di lavoro.

Perché non l’ha fatto?

Perché lo scopo dei cosiddetti partiti xenofobi (ammesso che lo siano – lo spiegherò nel seguito) è quello di gettare fango sui lavoratori stranieri per tenere a freno le loro rivendicazioni salariali.

Tutto ciò a vantaggio dei datori di lavoro, ammesso poi che questi ultimi ne traggano un effettivo beneficio, dato che da tale stato dell’arte nel settore agricolo chi si arricchisce sono solo ed esclusivamente multinazionali e grande distribuzione organizzata, oltre a mafie e caporali.

Che la Lega non sia un partito xenofobo (dal vocabolario: xenofobo = colui che nutre una forte avversione nei confronti degli stranieri), lo si evince da una semplicissima considerazione: in Italia ci sono centinaia e centinaia di cittadini extracomunitari (cioè non appartenenti all’Unione Europea) armati fino ai denti, con navi a propulsione nucleare, aerei a reazione, elicotteri e vari altri mezzi di combattimento, eppure la Lega non dice nulla riguardo alla presenza sul suolo patrio di tali e tanti stranieri armati.

Ospite della trasmissione televisiva “Mezz’ora in più” un paio di domeniche fa, Salvini si è infatti limitato ad affermare: «L’Italia deve coltivare migliori rapporti diplomatici e di amicizia con la Russia, sia pur partendo dall’alleanza con gli Stati Uniti».

E quindi?

Un colpo al cerchio ed uno alla botte?

Non si può essere un tantino-tantino più chiari, o si chiede troppo?

Partito xenofobo?

Oppure partito debole con i forti e forte con i deboli?

Non sarà poi per questo motivo che il ben più convinto atlantista Roberto Maroni si è ritirato dalla competizione politica, ormai messo in minoranza nel suo partito?

A proposito di Roberto Maroni, ex ministro dell’Interno: nel 2009, in tale veste, per ben due volte ha chiesto lo scioglimento del Consiglio comunale di Fondi per infiltrazioni mafiose, e per ben due volte non c’è riuscito.

Perché queste presenze mafiose?

E perché non è riuscito a sciogliere quel Consiglio comunale?

Ed ora, guarda caso, Roberto Maroni si è ritirato dall’agone elettorale.

E continuano le illegalità diffuse nel settore agricolo, il vero asse portante dell’economia pontina.

Prima gli italiani?

Terracina ai terracinesi?

Fino a prova contraria, dalle nostre parti si arricchiscono multinazionali STRANIERE, nonché grande distribuzione organizzata, mafie e caporali, CHE NON SONO CERTO INDIGENI.

Terracina ai terracinesi?

Prima gli italiani?

Certo.

Prima gli italiani che non evadono le tasse e non sfruttano il lavoro nero.

Il vero problema di questo Paese sono banche, finanza, speculatori e NATO.

Il resto sono chiacchiere.

Marco Villa, candidato al Senato per la Lista del Popolo

Marco Villa

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