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Lo chiamavano libero mercato

Comunicato stampa Terracina Social Forum

| di Marco Villa
| Categoria: Associazioni | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Molto si è detto e scritto, ultimamente, riguardo alle stazioni ferroviarie di Terracina e di Monte San Biagio-Terracina Mare. A nostro avviso, chi è intervenuto nel dibattito ha fatto i conti senza l’oste: Ferrovie dello Stato.

Chi è l’attuale amministratore delegato di Ferrovie dello Stato? Renato Mazzoncini, che fino al 2015 ha ricoperto il ruolo di amministratore delegato di Busitalia.

In tale veste ha operato anche a Firenze, dove ha avuto contatti con il sindaco dell’epoca, nonché ex presidente della Provincia.

Si sono conosciuti, si sono annusati, si sono piaciuti.

Dopodiché hanno fatto entrambi carriera.

Nelle loro nuove vesti, si sono riuniti intorno ad un tavolo, chissà, magari in un bar della Capitale, ed hanno deciso, loro due, quale avrebbe dovuto essere la politica dei trasporti del nostro Paese per i prossimi decenni.

«Eravamo quattro amici al bar», cantava Gino Paoli in una nota canzone di qualche anno fa.

Ecco, nel Belpaese le politiche economiche vengono decise, al bar, da due amici, come per i trasporti, oppure da quattro amici, come per il servizio idrico, per il quale, in barba ad un referendum che imponeva la ripubblicizzazione del servizio, è stata prevista la suddivisione del territorio nazionale in macro regioni in ognuna delle quali opererà un unico grande gestore PRIVATO (per l’Italia centrale, ACEA).

Dibattito pubblico?

Zero.

Relazioni e dossier con approfondite analisi costi-benefici?

Nulla.

Due o quattro amici al bar.

Tra qualche decennio, nei libri di storia, troveremo scritte queste parole: «Lo chiamavano libero mercato».

Dopo quella chiacchierata al bar, sono avvenute altre cose.

A settembre 2016 Ferrovie dello Stato, nel presentare il proprio piano industriale per i successivi dieci anni, annuncia con clamorosi squilli di tromba di voler puntare con la massima decisione verso un’offerta caratterizzata dall’integrazione tra ferro e gomma: treni più autobus.

Adesso facciamo un gioco; aprite Google, digitate nella barra delle ricerche la parola “emendamento”, aspettate che si apra il menu a tendina e guardate il terzo suggerimento: emendamento Flixbus.

Che cos’è Flixbus?

Un raggruppamento internazionale di imprese di trasporto a basso costo tramite bus a lunga percorrenza.

Ma che cosa va in scena nel nostro Parlamento?

All’inizio del 2017 viene presentato un emendamento al decreto milleproroghe diretto a bloccare l’attività di Flixbus.

Lo ripetiamo: tra qualche decennio nei libri di storia troveremo le parole «Lo chiamavano libero mercato».

Successivamente, nella primavera del 2017, Ferrovie dello Stato acquista ANAS (con tutti i suoi debiti: lo Stato se ne libera mollandoli ad un’impresa privata, ma... dove sono le logiche aziendalistiche?).

Da fonti interne, tra l’altro, ci risulta che tutti i dipendenti ANAS sono insoddisfatti di questo cambiamento, perché usciranno dalla sfera del comparto pubblico per diventare pienamente dipendenti privati.

Un po’ come le Guardie Forestali che sono state militarizzate... sempre ad opera dell’ex presidente della provincia di Firenze, ex sindaco di Firenze, nonché ex qualcos’altro (E SPERIAMO CHE TALE RIMANGA IN ETERNO).

E così abbiamo tutti gli ingredienti per la torta che è stata progettata in un bar della Capitale.

In tutto questo, verrà mai ripristinata la tratta ferroviaria Terracina-Priverno?

Verrà mai potenziata la stazione ferroviaria di Monte San Biagio, fermo restando il cambio di nome che non costa nulla, con l’aggiunta di Terracina Mare?

Oppure Ferrovie dello Stato trasporterà i pendolari in autobus gran turismo nei capoluoghi di provincia e le stazioni minori avranno vita breve?

Discussione pubblica?

Analisi costi-benefici?

No, due amici al bar.

Manca solo un elemento: così come per facilitare la privatizzazione del servizio idrico occorreva inculcare nel cervello dei cittadini il concetto che il settore pubblico non era in grado di gestire efficientemente ed economicamente tale servizio, così come si sono create le liste d’attesa nel settore sanitario per obbligare il cittadino a rivolgersi al privato (il più delle volte legato a Comunione e Liberazione, all’Opus Dei o ad altre realtà affaristico-religiose del genere, comprese anche incursioni del mondo delle cooperative), analogamente si deve peggiorare il servizio per i pendolari ferroviari, in modo da far loro accettare più agevolmente il passaggio all’integrazione ferro+gomma.

Come?

Con il nuovo orario dei treni, predisposto da Trenitalia in collaborazione con le Regioni senza ascoltare le associazioni dei consumatori ed i comitati dei pendolari.

E quando poi questi ultimi (associazioni e comitati) convocano delle riunioni per cercare di migliorare quell’orario, partecipano i sindaci e gli esponenti di Trenitalia, ma non si fanno vedere i rappresentanti delle Regioni Lazio e Campania.

Regioni i cui presidenti fanno parte dello stesso partito dell’ex presidente della provincia di Firenze, ex sindaco di Firenze, nonché ex qualcos’altro (E SPERIAMO CHE TALE RIMANGA IN ETERNO).

Infine, www.trenitalia.com. In alto al centro, Busitalia Fast.

Lo chiamavano libero mercato...

(TO BE CONTINUED...)

Marco Villa

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